Psicoterapia

Sta per arrivare il giorno in cui nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza si terrà l’appello di Diritto penale. Probabilmente meno della metà degli studenti si presenterà quel giorno per pronunciare fievolmente “Presente”; in questo elenco ci sono anche Matteo e Cristian. Sono entrambi molto preoccupati e tesi per questo esame e hanno studiato duro per mesi e mesi. L’estate per loro non è mai arrivata, l’esame aveva la priorità assoluta su tutto, anche su un tuffo rigenerante al mare in una calda e afosa giornata di Agosto. L’uno è stato di gran supporto per l’altro, hanno condiviso lunghe nottate di studio intenso e hanno ripetuto ad alta voce quel codice penale fino allo sfinimento.

Qualche ora prima dell’esame i due si ritrovano ad avere pensieri molto differenti:

Non ce la farò mai, se dovesse andare male, per me sarebbe terribile” pensava Matteo.

Se dovesse andare male, ci riproverò ancora, non sarà di certo la fine del mondo” pensava Cristian.

Matteo quel giorno non si presentò all’esame. Uscì di casa, sul tragitto verso l’università l’ansia prese il sopravvento e quel pensiero gli rimbombava in testa come un martello pneumatico “Non ce la farò mai, se dovesse andare male, per me sarebbe terribile”. In quel momento il suo cuore batteva forte, non riusciva a respirare, decise di fermarsi  e chiamò subito Cristian per comunicare a malincuore la sua decisione; aveva deciso, non si sarebbe presentato.

Cristian arrivò all’università, entrò nell’Aula Magna, prese posto e appena sentì pronunciare il suo nome, si avvicinò a quello che, per lui in quel momento, rappresentava il patibolo.

Matteo e Cristian pur trovandosi nella stessa situazione hanno delle reazioni diverse. Questo è solo un esempio che mette in evidenza come il pensiero “Non ce la farò mai, se dovesse andare male, per me sarebbe terribile” ha influenzato negativamente le emozioni e il comportamento di Matteo portandolo a non sostenere l’esame.

Il modo in cui ci comportiamo, quello che proviamo è strettamente legato a quello che pensiamo.

Questo principio sta alla base della Terapia Cognitivo Comportamentale che si occupa principalmente dei pensieri che sono presenti nella nostra mente e dei comportamenti che sono collegati a questi stessi pensieri.

Si tratta di un tipo di terapia che può essere applicata a numerose condizioni di disagio e malessere.

E’ scientificamente fondata e da numerose ricerche emerge che può essere considerata la terapia con il maggior livello di efficacia.

E’ una terapia che considera il paziente come un soggetto attivo e non come fruitore del sapere del terapeuta. E’ caratterizzata da un rapporto di collaborazione tra paziente e terapeuta ed è limitata nel tempo e incentrata sul qui ed ora.

Il terapeuta aiuta la persona a rileggere la storia della sua vita a partire dalla connessione tra pensieri, emozioni e comportamenti.

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